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7·8

rivista semestrale
anni IV-VII · numero 7-8
2011-2014

Il fronte sconosciuto

Scritto da Sergio Chiaffarata.

Nell’immaginario collettivo italiano, la prima guerra mondiale ebbe un unico scenario, il fronte alpino (Trentino, Cadore e Carnia, e la valle dell’Isonzo), quello dove l’intera nazione versò un notevole contributo di sangue (600.000 morti). Tuttavia, anche il mare Adriatico rappresentò un teatro decisivo della Grande Guerra. Un fronte marino nel quale le regione costiere, di entrambe le sponde, furono direttamente coinvolte. La Puglia divenne  un punto strategico del conflitto. Oltre le basi navali di Brindisi e Taranto, nella regione si  organizzò  un sistema difensivo marino ed aereo, un efficiente servizio sanitario, una serie di comitati di assistenza civile, di propaganda e di iniziative patriottiche. Inoltre, diverse industrie locali vennero riconvertite per la produzione militare e si assistette ad una mobilitazione agricola per incrementare la produzione cerealicola. Infine, si organizzò in Puglia e Basilicata l’internamento in campi di concentramento dei prigionieri austro-ungarici. Tutto questo è noto. La Puglia, come l’intera nazione, venne riconvertita all’economia bellica. Quello che è meno noto è il fatto che questa regione fu, anch’essa, un teatro di battaglia. 

La Grande Guerra in Puglia

Prima dell’entrata in guerra dell’Italia, Bari era una città in crescita, nella quale l’interventismo (grazie al Movimento nazionale per l’Italia irredenta, presieduto da Giovanni Bovio) trovava terreno favorevole. Alcuni episodi contribuirono ad accrescere l’indignazione pubblica. Ad esempio, quando le navi della Società di Navigazione Puglia 2 vennero fermate abusivamente dalla Marina austriaca, oppure quando esplose una imbarcazione, causando la morte di quattro pescatori nei pressi della penisola di San Cataldo, evento imputato alle mine austriache.

Il culmine della propaganda interventista si ebbe il 12 febbraio 1915, al Teatro Piccini, gremito di pubblico, dove tenne una conferenza Cesare Battisti.

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n. 7·8

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