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3·4

rivista semestrale
anno II · numero 3-4
gennaio-dicembre 2009

Storia europea e televisione: una missione impossibile?

Scritto da Luisa Cigognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin.

I primi risultati di una ricerca sulle televisioni di sette paesi europei: Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Belgio

Quale rappresentazione della storia offrono le reti televisive europee? All’inizio della ricerca la domanda sembrava semplice, ma nel corso del lavoro è emersa la complessità del problema. Era evidente a priori che la visione del passato era profondamente diversa in paesi differenti tra loro per evoluzione storica, regime politico e sistema scolastico. Ogni nazione ha creato una rete televisiva in momenti e condizioni diverse, con uno statuto e un finanziamento particolari. Le prime trasmissioni tv nei paesi considerati sono apparse nell’arco di otto anni, dal 1948 per la Gran Bretagna al 1956 per la Spagna.

In un’Europa segnata dalla guerra, dove il particolarismo e il protezionismo culturale erano fortissimi, l’evocazione del passato doveva necessariamente essere diversa all’interno di ogni frontiera. Ma la televisione era, per tutti, un nuovo mezzo di comunicazione di massa: mancavano i modelli, le regole, gli specialisti, i metodi; in compenso, le tecnologie e le condizioni di trasmissione erano uguali per ogni paese.

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n. 3·4

Sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Editoriale

Questioni

Ricerche

Ricerche monografiche

Dossier

La rivoluzione digitale

a cura di Alessandro Cavalli

Quando abbiamo deciso di dedicare i primi tre dossier di questa rivista, il primo alla rivoluzione neolitica, il secondo alla rivoluzione industriale e il terzo alla rivoluzione digitale abbiamo implicitamente fatto l’assunzione che quest’ultima è destinata ad avere un impatto sulle società umane comparabile a quello che hanno avuto le altre due. Ci siamo cioè trasformati mentalmente negli storici del futuro, immaginando che quando questi studieranno retrospettivamente l’epoca nella quale noi viviamo oggi la valuteranno così densa di cambiamenti da poter applicare tranquillamente ad essa il concetto di “rivoluzione”.


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