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3·4

rivista semestrale
anno II · numero 3-4
gennaio-dicembre 2009

La preistoria a scuola. Pregiudizi, stereotipi e potenzialità didattiche

Scritto da Massimo Tarantini.

Le Indicazioni per il Curricolo della scuola di base, del 2007, considerano fondamentale per la formazione dei cittadini italiani le conseguenze del processo di ominazione e della transizione neolitica. Tre anni dopo, le nuove Indicazioni per il Curricolo delle Superiori rivelano il profondo cambiamento dell’Amministrazione. La preistoria è esclusa dagli argomenti imprescindibili e, in linea con le Indicazioni del ministro Moratti (2003), viene espunta dalla Storia curricolare.

Lucien Febvre, nel lontano 19531, sottolineava come non avesse senso distinguere tra storia e preistoria. In nulla infatti, se non nelle specifiche conoscenze richieste, si differenzia il mestiere di coloro che studiano i tempi senza scrittura da quello in cui la scrittura diviene una fonte di informazione privilegiata. E uguale è anche l’oggetto dei loro studi, ovvero, secondo la definizione data nelle Indicazioni per il curricolo, «comprendere e spiegare il passato dell’uomo, partendo dallo studio delle testimonianze e dei resti che il passato stesso ci ha lasciato».

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n. 3·4

Sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Editoriale

Questioni

Ricerche

Ricerche monografiche

Dossier

La rivoluzione digitale

a cura di Alessandro Cavalli

Quando abbiamo deciso di dedicare i primi tre dossier di questa rivista, il primo alla rivoluzione neolitica, il secondo alla rivoluzione industriale e il terzo alla rivoluzione digitale abbiamo implicitamente fatto l’assunzione che quest’ultima è destinata ad avere un impatto sulle società umane comparabile a quello che hanno avuto le altre due. Ci siamo cioè trasformati mentalmente negli storici del futuro, immaginando che quando questi studieranno retrospettivamente l’epoca nella quale noi viviamo oggi la valuteranno così densa di cambiamenti da poter applicare tranquillamente ad essa il concetto di “rivoluzione”.


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