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3·4

rivista semestrale
anno II · numero 3-4
gennaio-dicembre 2009

II - 9. L’informatica italiana da Menabrea a Perotto

Scritto da Raffaele Meo.

Charles Babbage e Luigi Federico Menabrea

Pochi sanno che la storia dell’informatica può essere fatta iniziare a Torino, esattamente 170 anni fa. Era la fine del 1840 e si svolgeva presso l’Accademia delle Scienze torinese il secondo congresso degli scienziati, o, come si diceva allora, dei “filosofi italiani”. Dall’Inghilterra arrivò anche il matematico Charles Babbage, oggi considerato il primo informatico della storia. Babbage aveva prodotto, nei suoi primi anni di attività scientifica, un ottimo lavoro tecnico grazie al quale era stato chiamato a coprire la cattedra di Matematica dell’Università di Cambridge.

Ma da una decina di anni aveva lasciato la teoria per buttarsi, anima e corpo, nello studio e nel progetto del primo calcolatore programmabile della storia. Veniva a Torino per presentare alla comunità scientifica mondiale, per la prima volta, il frutto del suo lavoro e portava con sé un enorme baule contenente i disegni ed il modello di qualche parte della sua Analitical Engine, o «Macchina Matematica». I disegni rimarranno all’Accademia delle Scienze, ove sono conservati tuttora.

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n. 3·4

Sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
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Editoriale

Questioni

Ricerche

Ricerche monografiche

Dossier

La rivoluzione digitale

a cura di Alessandro Cavalli

Quando abbiamo deciso di dedicare i primi tre dossier di questa rivista, il primo alla rivoluzione neolitica, il secondo alla rivoluzione industriale e il terzo alla rivoluzione digitale abbiamo implicitamente fatto l’assunzione che quest’ultima è destinata ad avere un impatto sulle società umane comparabile a quello che hanno avuto le altre due. Ci siamo cioè trasformati mentalmente negli storici del futuro, immaginando che quando questi studieranno retrospettivamente l’epoca nella quale noi viviamo oggi la valuteranno così densa di cambiamenti da poter applicare tranquillamente ad essa il concetto di “rivoluzione”.


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