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3·4

rivista semestrale
anno II · numero 3-4
gennaio-dicembre 2009

Geografia, geopolitica e libri di testo per la scuola secondaria di primo grado

Scritto da Catia Brunelli, Francesco Buoncompagni.

Esclusa a lungo, nel corso del Novecento, a causa delle sue collusioni col nazismo, la geopolitica ritorna oggi al centro degli interessi dei governi e della riflessione scientifica. Tuttavia, i programmi di geografia e i manuali sono restii ad aprirsi a questo modo di studiare i conflitti mondiali. Sembra utile proporre un’inversione di tendenza, a cominciare dallo studio dell’Unione europea.

1. Geopolitica sì, ma quale?

Ancora oggi la geopolitica non presenta una definizione concettuale concorde e condivisa, anomalia da un lato, ma peculiarità dall’altro. Nel quadro italiano esistono opinioni variegate: Vallega la considera, dal punto di vista terminologico, una versione tout court della geografia politica; Ferro la reputa affine alla geografia politica ma protesa all’esaltazione degli scopi politici dell’analisi territoriale, altri autori la sovrappongono all’analisi delle relazioni internazionali ed altri ancora vorrebbero considerarla una scienza autonoma, sebbene il suo statuto epistemologico si confonda con quello della geografia politica lasciandola apparire spesso come un ramo di questa.

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n. 3·4

Sommario

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Editoriale

Questioni

Ricerche

Ricerche monografiche

Dossier

La rivoluzione digitale

a cura di Alessandro Cavalli

Quando abbiamo deciso di dedicare i primi tre dossier di questa rivista, il primo alla rivoluzione neolitica, il secondo alla rivoluzione industriale e il terzo alla rivoluzione digitale abbiamo implicitamente fatto l’assunzione che quest’ultima è destinata ad avere un impatto sulle società umane comparabile a quello che hanno avuto le altre due. Ci siamo cioè trasformati mentalmente negli storici del futuro, immaginando che quando questi studieranno retrospettivamente l’epoca nella quale noi viviamo oggi la valuteranno così densa di cambiamenti da poter applicare tranquillamente ad essa il concetto di “rivoluzione”.


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