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5·6

rivista semestrale
anno III · numero 5-6
gennaio-dicembre 2010

2. Dai Longobardi ai Carolingi

Scritto da Germana Gandino.

Ciò che comunemente si sa dei Longobardi è il prodotto di una tradizione che risale, nei tratti più distintivi, all’Ottocento. La ricerca degli ultimi anni ha invece mutato di molto le conoscenze sul tema, anche se non sempre tali nuove acquisizioni sono filtrate nella didattica e nei manuali. Attraverso un percorso che muove dai ritrovamenti nella Crypta Balbi a Roma, e passando soprattutto attraverso l’attività legislativa di Rotari e dei suoi successori, si mostra come l’immagine e la realtà del regno dei Longobardi siano state ridisegnate e come infine abbia giocato un ruolo importante, in questo processo conoscitivo, l’esatta valutazione delle fonti papali e carolinge dell’VIII secolo. Scavi archeologici, lettura raffinata delle fonti scritte, analisi paleografiche sono gli strumenti che hanno, da diversi fronti disciplinari, permesso di ripensare a quei due secoli cruciali della storia d’Italia.

1. La pigrizia di uno stereotipo e la complessità della ricerca

Se si chiede a una persona di media età e cultura che cosa sa dei Longobardi, è molto probabile che la risposta sia una sequenza canonica, nella quale confluiscono e interferiscono ricordi scolastici, storici e letterari: la brutalità dell’invasione dell’Italia, l’insediamento “a macchia di leopardo” e una situazione di perenne conflitto con i Bizantini e con Roma; l’Editto di Rotari, una legislazione arretrata e barbara che tuttavia poneva limiti alla logica dell’“occhio per occhio, dente per dente”; il regime di rigida separazione tra Longobardi e Romani, questi ultimi ridotti all’asservimento dai conquistatori (il “volgo disperso” oppresso dalla “rea progenie” dell’Adelchi manzoniano); l’opposizione religiosa tra cattolici romani e ariani longobardi; il ruolo del papato nel chiedere aiuto ai Franchi; la conquista da parte di Carlo Magno e la sparizione dei Longobardi dal regno italico, mentre in questa fase nasceva lo Stato della Chiesa.

Si tratta in fondo di una grande narrazione che risale all’Ottocento e che si è perpetuata per forza d’inerzia nei manuali fino a tempi molto vicini: grandi colpe dei Longobardi erano state la rottura della secolare coesione territoriale della penisola e il trattamento riservato ai Romani.

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n. 5·6

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