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5·6

rivista semestrale
anno III · numero 5-6
gennaio-dicembre 2010

3. Un potere senza delega

Scritto da Luigi Provero.

La costruzione dei poteri signorili nei secoli X e XI deve essere letta considerando prima di tutto l’efficacia del coordinamento attuato dai Carolingi nei confronti dell’aristocrazia franca, grazie a un intenso processo di redistribuzione di risorse. L’indebolimento postcarolingio del regno si manifesta quindi in una riduzione delle capacità redistributive e di controllo, che lascia campo libero a un potenziamento aristocratico fondato su basi fondiarie e sul controllo armato della società. L’esito del mutamento è un potere totalmente assimilato al patrimonio, e quindi spartito e ceduto in piena libertà, con altissimi livelli di frammentazione. Questa evoluzione ebbe un impatto rilevante sul lungo periodo, dato che i poteri signorili, per quanto sottomessi agli stati regionali, restarono la trama fondamentale del potere nelle campagne lungo il tardo Medioevo e l’età moderna.

Se prendiamo in esame i manuali scolastici pubblicati di recente, vediamo come l’immagine delle campagne e della società rurale nel Medioevo sia profondamente mutata rispetto a testi editi non molti decenni fa. In tutti i manuali hanno preso spazio i temi legati alla cultura materiale, con la presentazione di acquisizioni storiografiche peraltro non recentissime (dalla rotazione triennale delle colture alla diffusione della staffa), per le quali non a caso abbondano le citazioni di passi di Marc Bloch, probabilmente il massimo medievista del XX secolo, ma le cui opere risalgono a 70-80 anni fa.

Assai più faticoso appare il passaggio all’interno dei manuali delle riflessioni che in questi decenni – a partire proprio da Bloch – sono state condotte sui funzionamenti della società e del potere: passaggio faticoso e soprattutto molto diseguale, con pochi manuali che denotano un alto livello di aggiornamento e molti che ripropongono invece un po’ pigramente i grandi quadri esplicativi di una manualistica molto datata, rinnovati principalmente dal punto di vista iconografico e con l’inserimento di qualche passo tratto dalle fonti. L’età postcarolingia è da questo punto di vista un ottimo esempio, che ci permette di cogliere sia le potenzialità didattiche di un periodo ad altissimo tasso di sperimentazione, sia le difficoltà culturali di cui molti manuali sono tuttora testimonianza.

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n. 5·6

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