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5·6

rivista semestrale
anno III · numero 5-6
gennaio-dicembre 2010

7. Le comunità rurali fra mito e realtà

Scritto da Riccardo Rao.

Nella cultura diffusa si è radicata un’immagine stereotipa delle comunità rurali: esse sono pensate come entità chiuse, ancorate a tradizioni immemori, impermeabili al cambiamento. Il saggio propone di mettere in discussione tali convenzioni, insistendo piuttosto sulla categoria di dinamismo. Le collettività locali cominciano a costruire una loro chiara identità soltanto nei secoli centrali del Medioevo, attraverso un lungo processo che le vedrà meglio definirsi a livello istituzionale e territoriale nel corso del basso Medioevo. In tale periodo, le comunità appaiono come enti complessi, in continua trasformazione: esse ospitano società articolate, attraversate da un’intensa mobilità contadina e da conflitti al loro interno. Verso l’esterno, esse si mostrano aperte alle influenze e alle sollecitazioni trasmesse dalla città e dalla signoria. Per quanto riguarda il piano insediativo, non necessariamente le forme di organizzazione comunitaria coincidono con il villaggio, ma, in un gioco di equilibri sempre mutevole, possono essere plasmate sulla scala della valle o della frazione.

1. Un mito ignorato, ma diffuso

Sebbene manchino di una precisa collocazione nei programmi didattici, le comunità rurali medievali sono penetrate in vario modo nella cultura diffusa. A esse sono legati alcuni degli stereotipi che più hanno rafforzato l’idea, così difficile da sradicare, di un “Medioevo dei secoli bui”: le si immagina come uno sparuto gruppo di contadini miserabili, residente in un villaggio isolato nelle campagne. La loro capacità di sopravvivenza dipende dalla coesione di fronte al mondo esterno: dallo spirito solidale e dalla condivisione dei beni comuni. Il cambiamento avviene soltanto al di fuori della collettività. La comunità è sempre la stessa, ancorata a tradizioni immemorabili e a riti arcaici, e resiste come può alle trasformazioni imposte dal progresso, siano esse le pressioni verso colture più produttive volute dai signori o le riforme delle autorità centrali.

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n. 5·6

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