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5·6

rivista semestrale
anno III · numero 5-6
gennaio-dicembre 2010

11. A est della storia medievale. L’Europa fra il Danubio e il Volga

Scritto da Antonio Brusa.

Nella storiografia recente si sono affermati dei modelli di interpretazione del mondo antico che tendono a coinvolgere l’area mediterranea e quella barbarica in un sistema di interdipendenze economiche, culturali e umane. Anche l’Europa dei “secondi barbari” funzionò come un sistema territoriale, la cui dinamica essenziale può essere sintetizzata in questo modo: una distesa infinita di pianure e colline, ruotava attorno a due motori, per noi moderni insospettabili: l’economia predatoria degli imperi pannonici a ovest, e quella degli avventurieri scandinavi a est. Attraverso queste strade, una parte delle ricchezze del mondo avanzato del tempo penetrava in Europa orientale e favoriva i processi di organizzazione territoriale che disegnarono lo scenario dell’Europa del secondo millennio, i cui protagonisti furono i regni, gli imperi, e poi gli stati dell’intero subcontinente europeo.

1. Genealogia selezionata o storia di un continente?

Quale che sia la nostra idea di Europa – ristretta ai soli paesi dell’Ue o allargata fino agli Urali e al Caucaso – la sua parte più estesa è quasi del tutto assente dalla storia medievale che i più hanno studiato. Questa mancanza non è limitata alla manualistica, ma caratterizza anche la letteratura colta. Jacques Le Goff ce ne fornisce una testimonianza autorevole nella sua sintesi dedicata alla nascita dell’Europa, nella cui cronologia di riferimento annota unicamente l’arrivo degli Ungari e la formazione dei primi regni slavi, Moravia, Polonia e Russia.

Una tale esclusione dal racconto storico diffuso è il frutto della secolare convergenza fra la persuasione generalizzata che l’Europa consista sostanzialmente nella sua propaggine occidentale, le consuetudini radicate della ricerca storica e i dispositivi del suo insegnamento (programmi, manuali, formazione dei docenti). Karol Modzelewski, lo storico polacco che ha studiato con passione questo intreccio storiografico-didattico, lo condanna senza appello, perché – scrive – “ha prodotto la genealogia selezionata della cultura europea, ma non la storia di un continente”.

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n. 5·6

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